venerdì 18 gennaio 2013

Sfidando la solitudine del dolore


Lunedì si è celebrato un funerale a cui non ho partecipato. Avrei voluto esserci e, con la mia presenza fisica, dimostrare anche la profonda partecipazione emotiva. Avrei voluto abbracciare quella mamma, anche se è inutile, anche se non cambia nulla.
E' un piccolo gesto che andava fatto.
E' un piccolo gesto che non ho avuto la forza di fare.
Sono stata a casa, con Killò raffreddato, a ringraziare anche che lui passasse la giornata con me, per poterlo vedere e toccare. Qui con me.
Mentre alzavo il telefono per iniziare il giro di telefonate necessario ad organizzare la mia assenza da casa, me lo sono dovuta chiedere, con sincerità, con crudele sincerità.

“Oggi, che sei scossa già da mille emozioni, sei sicura di riuscire ad andare in quella chiesa a portare una qualche forma di conforto al dolore degli altri? Sei sicura almeno di poter partecipare al dolore di quella famiglia? In quella chiesa ci sarà una piccola bara, con dentro racchiusi i sogni, le sofferenze e le gioie di due anni di vita. Ce la fai?”

No.

E' volata via una bimba di due anni, che abbiamo conosciuto (e amato) al centro di riabilitazione; come noi aveva la Sindrome di Down ed era stata operata al cuore. 
Come noi. Alla fine anche io ho la Sindrome e sono stata operata al cuore, anche Matteo. 
Siamo fatti così.

Mercoledì sono tornata al centro, con Killò. Psicomotricità e logopedia. A testa bassa, con il timore di incontrare negli occhi degli altri genitori il mio stesso, assoluto dolore. C'era un atmosfera mesta, un silenzio eloquente.
Il mio dolore si è specchiato negli occhi di A., un papà che incontro da anni, ogni mercoledì mattina, con cui parlo, scherzo, rido. A. mi offre l'orribile caffè della macchinetta ogni volta e non accetta che sia io ad offrirglielo.
Ho visto la sua espressione. Lui ha visto la mia. 
“Hai saputo?” e mi fa un cenno leggerissimo della testa.
“Sei andato?”. 
Mi ha risposto dopo un attimo di silenzio, un umido brillio negli occhi e un sorriso amarissimo.
“No, non sono abbastanza Uomo”.
Solo dopo un silenzio un po' dilatato, sono riuscita a sentirmi dire: “Nemmeno io, non sono abbastanza Donna”.

Non serve molto di più. Sapere che qualcuno condivide le tue emozioni, ti alleggerisce, ti solleva. Non sei solo e per scoprirlo a volte bastano una parola o due, dette come vengono, anche con un po' di ironia.

In questi giorni in cui brandisco il mio uncinetto come la spada della forza, mi sono trovata a pensare a quale sia la mia reazione al dolore altrui, se davvero riesco ad essere d'aiuto in qualche modo.
Ho una matassa di pensieri aggrovigliati e sono convinta che, con il mio uncinetto, riuscirò a venirne a capo, ma sono riuscita a focalizzare, a fermare una riflessione importante.
Qui, e intendo in rete, nelle mail, ci riesco meglio. 
Quando fra me e chi ha un dolore manifesto o nascosto, si frappone lo schermo del computer, io ci riesco. Non sempre, non bene, ma meglio che di persona, meglio che nelle parole e nei gesti, meglio che nel faccia a faccia.
C'è la distanza fisica, la possibilità di prendere tempo, che mi permettono di mantenere una distanza emotiva (o di recuperarla) e riesco a digitare un testo, due parole, a confortare o solo a ribadire che ci sono, che posso ascoltare, che condivido emozioni.
Non risolvo problemi, nemmeno i miei. 
Odio però quel senso di solitudine che provi quando hai una difficoltà, una sofferenza e non riesci a parlarne, quando sono gli altri a provare disagio, non trovano le parole e scelgono il silenzio. 
Non siamo soli, ma bisogna uscire dal proprio guscio e andare alla ricerca di ciò che ci serve, che sia una parola di conforto, un po' di leggerezza o un momento di sfogo. 

Io questo posso offrire. 
Se sentite il bisogno di raccontarmi la vostra storia, scrivetemi una mail a mammafattacosi@gmail.com io la leggerò e vi risponderò. 
No, non fermatemi per strada, non ne vale la pena. :)


ps: Il dietro le quinte di questo blog, le storie, le persone che mi hanno fatto piangere come un agnello e quelle che ho fatto piangere io, meriterebbero di essere raccontate. Magari ce la farò.

46 commenti:

  1. Io l'ho già fatto. Ti ho raccontato il mio dolore senza che tu mi invitassi a farlo!
    Mio marito me lo dice sempre, che ho la faccia come un portone!

    Un abbraccino.
    Frafra

    PS: Non ho pianto. Vuol dire che sono abbastanza DONNA?

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    1. Francesca, sì, tu sei nel dietro le quinte, fra le storie che sono arrivate qui.
      Hai fatto bene, altro che faccia da portone :)Penso che quelle poche mail abbiano arricchito entrambe, siano state almeno uno sfogo per te e una finestra sul mondo per me.
      (Lasciamelo credere)
      Non hai pianto perchè hai la scorza dura, tu :))

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  2. in realtà occhi umidi, capo chino e incapacità di sopportare e gestire una cosa simile dimostrano che siete nel senso più vero uomini, donne, esseri umani, in quanto tali fragilissimi e impotenti di fronte a un dolore simile. Ti sono tanto tanto vicina, cara amica mia, con gli occhi umidi e la voglia, la necessità, di correre a casa a stritolare il piccolo biondo.
    Un bacio
    G.

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    1. Tu a dimostrare la tua vicinanza riesci benissimo. Sempre :)Con me, intendo!
      Già che stritoli Puki, strapazzalo un pò anche da parte mia...

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  3. Non c'è nessuno al mondo che, incontrando chi vive un dolore del genere sappia cosa può aiutare e cosa no. Non c'è, non esiste. Vorrei non doverlo dire per esperienza. Ma ammetto che in questi mesi, in cui mi sono sentita dire di tutto, ho scoperto che non esistono le parole "giuste". Perchè questa è l'unica cosa contronatura che esista: seppellire il proprio figlio. Quello che aiuta, quello che alleggerisce, è esattamente questo: " Sapere che qualcuno condivide le tue emozioni, ti alleggerisce, ti solleva. Non sei solo e per scoprirlo a volte bastano una parola o due, dette come vengono, anche con un po' di ironia". Parole tue. :P
    Questo è quanto. Ti abbraccio stretta stretta.
    p.s.: Non è che via mail "ci riesci meglio". Via mail ci riesci benissimo. :)

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    1. con la stessa esperienza,riscriverei le tue stesse parole. un abbraccio

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    2. Isabella, tu sei il mio maggior successo :) Ho imparato molto e ancora ora, dalle nostre mail, perché mi hai raccontato sentimenti, emozioni che non conosco,e mi hai fatto vedere sfumature che nemmeno sapevo esistessero. Ora cerco di tenerle qui, di "usarle" quando mi rapporto a chi ha dolori simili. Hai arricchito il mio bagaglio di emozioni. Logicamente, tu lo sai, ora devo agire (ecco perchè questo post).
      ti rispondo, eh, ma la tua ultima mail la sto digerendo. Una frase mi ha colpita come un proiettile. fa male, fa bene :)

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    3. Maria Pia, ora Domenica, come ti devo chiamare? Come ti chiami????????
      Tu e horryailblog condividete un'esperienza e io, attraverso voi, vedo altri mondi, altri dolori. Grazie delle dritte, grazie anche del resto ;)

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  4. ho gli occhi umidi anche io nel leggere questa storia e nello sfiorare, sfiorare soltanto, la tua sofferenza. anche io non sono brava a rispondere con le parole e soprattutto coi gesti al dolore degli altri. mi sembrano vuote, le mie mani.
    ma hai ragione tu, peggiore del senso d'impotenza e di inadeguatezza, è la sensazione di sentirsi soli, quando si è dall'altra parte.
    un abbraccio forte, fortissimo. vorrei che arrivasse anche a quella famiglia.

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    1. "peggiore del senso d'impotenza e di inadeguatezza, è la sensazione di sentirsi soli, quando si è dall'altra parte" questo vale per me, vale per te.
      Ecco, proprio a te, sono qui ;)

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  5. La cerimonia di lunedì ne ho seguita un pezzettino via internet: in chiesa c'è una webcam dove si vede solo l'altare e coloro che celebrano. Tutti i sacerdoti della parrocchia vestiti di bianco ed altrettanti fiori bianchi a far festa a questa bimba volata in cielo e che è stato un dono grandissimo per la famiglia, ha detto il sacerdote nella predica, e che ora sarà un angelo che starà sempre loro accanto.
    Ciao

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    1. oh, Marta....
      Non lo sapevo e non sarei riuscita a seguire via web. Era deliziosa. Un dono anche per chi l'ha conosciuta.

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  6. Una piccola bara bianca è la cosa più dolorosa che ci sia. Io avevo 22 anni e mia sorella 2. E poi ne avevo 31 e mio figlio la sera c'era, nel pancione, c'era da quasi 9 mesi. E la mattina dopo non c'era più. E nonostante siano trascorsi anni, è un dolore che non se ne va, ed è un dolore difficile da scrivere, da raccontare.Chissà se un giorno ce la farò...
    Un abbraccio, Patty

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    1. Due morti, due bimbi. Che strazio, Pattyz....
      Dolori così profondi ti rimanono dentro, conficcati. Tirarli fuori, anche dopo anni, ed esprimerli, raccontarli con le parole e con le lacrime, non è facile no, perchè vuol dire affrontarli di nuovo, confrontarsi con le proprie emozioni. A volte vuol dire anche elaborarli, fare pace con se stessi e con il passato. Altre volte non si sceglie: riemergono e basta.
      L'abbraccio ora è il mio, e ti auguro che un giorno tu prenda il coraggio e lo faccia, nel modo che preferisci. Buttalo fuori il dolore, che fuori c'è più spazio ;)

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  7. Forse e' proprio perché sei una donna, una mamma, che non sei riuscita ad andare, eppure c'eri, ne sono convinta e tu lo sai, con un dolore doppio nel cuore. Io piango da qui, mentre fuori dalla finestra cadono piccoli fiocchi di neve, e mi piace pensare che uno di questi sia lei. Ti abbraccio forte, come una mamma può. Spero che il mio pensiero arrivi fin li.

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  8. Ti leggo sempre, ogni volta lascio aperta la pagina per lasciare un commento...ma il più delle volte mi sembra di aggiungere del superfluo alle tue parole.
    Oggi più del solito...

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    1. Con la premessa che a me i commenti fanno piacere (e non mi sento sola), ci mettiamo d'accordo io e te. Non servono tante parole per esprimersi che si è presenti, si legge, si è d'accordo.
      Basta un "Bu!".
      Aspetta che faccio un'esperimento anche da te ;)

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  9. Io non ho pianto, se ti può consolare. Facciamo finta che mi hai parlato di persona ed io sono stato semplicemente qui ad ascoltare.

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    1. Facciamo finta.
      Sto cercando di leggere fra le tue righe, e leggo cose che non hai scritto, forse non ci sono.

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  10. Forse questo più di ogni altro tuo post mi ha fatto capire quante cose abbiamo in comune. Ti abbraccio.

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    1. Di cose in comune, in questi giorni, ne ho viste molte anche io. Se tu non fossi così giovane, intelligente e simpatica, potremmo essere amiche :)

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  11. Ho imparato a capire quello schermo non mantiene tanto bene le distanze, anzi avvicina molto.
    Ho anche capito che la vita a volte è una merda, ma solo certe volte.

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    1. frequentiamo la stessa scuola :)
      Questo schermo qui, a volte avvicina. Altre permette di mantenere una razionalità che nel faccia a faccia non sai tenere. ;)

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  12. ...eppure siamo alla ricerca della felicità!
    ...eppure mi sento fatta per la felicità!
    ...EPPURE!
    già, ma come si fa? stavo commentando il tuo post sulla ricerca della felicità, poi ho letto questo post e mi sono "paralizzata".
    Lo sguardo cade sul mio bambino che sta crescendo, sul mio pancione arrivato ormai a termine. i nostri figli, parte di noi, nati da noi, carne della nostra carne, amati da sempre e per sempre, EPPURE non completamente nelle nostre mani, non del tutto solo nostri.
    riprendo il cammino, alla ricerca della felicità... EPPURE, con occhi lucidi, alla ricerca della felicità!
    ti abbraccio!

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    1. ciao!!!! :)
      La ricerca della felicità è una possibilità. Davanti a dolori immensi come questo, tutto si ridimensiona, e a me fanno pensare che la felicità è un dovere.
      in bocca al lupo, per la tua :)

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  13. pensa che io non riesco nemmeno a commentare il tuo post, senza piangere...
    e non so cosa dire nemmeno per iscritto.
    ma come ha detto qualcuno nei commenti, anche solo due parole, goffe, fanno capire che si é vicini col cuore.

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    1. Già, è quello che penso anche io. Ci si ribella alla solitudine del dolore.
      Grazie, anche per te, bastava che mi lasciassi un "Bu!" :)
      abbraccia forte i due nanetti.
      ciaooo

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  14. E comunque voglio pensare che "... nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti questo è pur sempre un modo meraviglioso."

    Hai proprio ragione, la felicità è un dovere.

    Ti abbraccio fortissimo.

    P.S. forse un giorno troverò il coraggio di parlarti (o forse è più facile scriverti), magari in privato, di quel cromosoma in più che ha reso la mia vita meravigliosa.

    Zia Lalla

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    1. Vedi tu! Se unisci nella stessa frase vita meravigliosa e cromosoma in più, mi inviti a nozze!!!
      Certo che me lo devi raccontare, sono io quella giusta :)
      Ma perchè il coraggio? C'è anche un dolore in questa storia allora...
      Io aspetto, non ho fretta, cara Lalla. E, lasciando da parte gli scherzi, non faccio pressioni. Solo se vuoi.
      ciao!

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  15. Non sei meno donna perchè non ce l'hai fatta, in queste situazione è sempre tutto così duro e difficile, non ci sono parole, non ci sono abbracci che possono aiutare a superare un simile dolore, ma tanto silenzio che distrugge piano piano dentro, purtroppo un genitore non dovrebbe mai dico mai sopravvivere ad un figlio. Ti abbraccio.

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    1. Angela, era un modo di fare ironia, amara. Non siamo Uomini e Donne perchè riusciamo ad andare ai funerali, questo no :) Io invece sostengo che quel "silenzio che distrugge piano piano dentro" si può evitarlo, anche se non va bene per tutti, anche se non tutti apprezzeranno le due parole goffe di chi ci prova, ma semplicemente quell'isolamento, quella solitudine non piacciono a me.:)

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  16. Anche a me è capitata una cosa analoga, in un incidente in moto è morto l'amico di mio figlio maggiore, qualche anno fà...Non sono riuscita ad andare al funerale, non ce l'ho fatta a guardare il volto di quella madre, che avrei potuto essere io...Sono rimasta a casa col mio secondogenito fra le braccia per tutto il tempo, mi sono consolata cullandolo, ho painto nascondendo il viso tra le pieghe di una copertina. Ci vuole coraggio nella vita, ma a volte proprio non ce la si fa...

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    1. Anche io mi sono abbracciata forte il mio Killò, lunedì. E' rassicurante.
      Andiamo avanti, va :)

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  17. Nemmeno io ce l'avrei fatta ad andare.

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  18. E' la terza volta che leggo questo post e non so ancora come commentare.
    Ciò mi fa rendere conto che questo è in generale il mio atteggiamento verso il dolore: non parlo, l'unica cosa che riesco a fare è restare li accanto a chi ha bisogno, abbastanza vicino perché mi senta ma abbastanza lontano da non disturbare.

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    1. Non è poco. Anche la presenza fisica non è facile.
      Non tutti riescono a parlare, a condividere emozioni nel dolore, ma non vuol dire che partecipino meno. C'è chi ti porta la spesa, ti lava i piatti, e non te lo sa dire che condivide il tuo dolore, ma fa qualcosa, perchè tu intanto possa affrontarlo.
      Sono quelli che si tengono in disparte, che non parlano e spariscono che fanno male. E fa male anche chiudersi nel proprio dolore.

      Leggere tre volte i miei post, di certo non fa bene, per cui riguardati :)))))))))))))))

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  19. E' tanto difficile e doloroso condividere un dolore così grande.
    In queste situazioni io mi paralizzo e mi sento completamente inadeguata.
    Una volta (e ancora mi sento in colpa) ho preso a scusa il mio pancione per non partecipare ad un funerale troppo doloroso..
    A volte faccio un gioco perverso con me stessa: provo ad immaginare di perdere i miei bambini oppure di morire io stessa. Mi strazio di dolore come un'idiota.
    Chissà perché. Forse è un modo per esorcizzare una paura.
    Sarò scema????

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    1. Ohibò lo faccio anche io. Serve a far fluire lacrime e tossine e a ristabilire priorità. Non lo consiglio. Ci vuole carattere e una certa follia. :)

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I commenti mi piacciono assai.
Se vuoi dirmi qualcosa, io ti ascolto.
Se però vuoi che il messaggio mi arrivi davvero, è meglio se lo scrivi qui sotto ;)

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